
Quaderno secondo/1.
Dalla filosofia della Rinascita
 alla nascita dell'Et Moderna.
 (Capitoli Uno e Due del manuale di L. Ardiccioni, Filosofia, 2,
G. D'Anna, Messina - Firenze. La parentesi dopo la fonte di
ciascuna lettura contiene il rimando alla pagina di questo
volume).
Il dibattito sul Rinascimento.
Introduzione.
Continuiamo ad esaminare le fasi salienti della Storia della
Filosofia seguendo la linea del primo volume dell'Antologia e
prestando particolare attenzione ai momenti dialettici, convinti
che dal dibattito, dalla polemica, dallo scontro fra le idee e
delle idee con gli altri aspetti della realt siano spesso emersi
gli elementi pi interessanti e stimolanti della storia del
pensiero occidentale. Continuiamo cos a percorrere le tappe
salienti di questa grande avventura.
Per quanto riguarda il Rinascimento vi  stato un grande dibattito
sulle caratteristiche di quest'epoca, dibattito che  andato
avanti per secoli e che appare nel suo insieme quanto mai
complesso e di difficile sintesi. Lo storico W. K. Ferguson (delle
sue opere la pi nota  The Renaissance in Historical Thought -
Five Centuries of Interpretation, Il Rinascimento nel pensiero
storico. Cinque secoli di interpretazioni, 1948) afferma: Il
Rinascimento  diventato un problema controverso, intorno al quale
il mondo dei dotti ha messo in mostra un lusso di argomentazioni,
che ha solo l'eguale nel vigore con cui i teologi discutono, per
esempio, sul libero arbitrio.
Pochi periodi della storia hanno dato tanto filo da torcere agli
specialisti quanto il Rinascimento, sul quale essi hanno spesso
sostenuto tesi anche opposte. Le cause sono da ricercare nella
straordinaria complessit del periodo. Una notevole variet di
posizioni e aspri dissidi si sono avuti nel delimitarne i confini
spazio-temporali. C' chi ha considerato figure del Rinascimento
il Boccaccio e perfino Dante, altri hanno considerato il Petrarca
ancora troppo medievale. C' chi, subendo pi del necessario i
condizionamenti del nazionalismo, ha affermato essere il
Rinascimento un fenomeno tipicamente francese o addirittura
tedesco; e cos via.

G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno secondo/1.
Introduzione.
La teoria della rottura epocale.
Ma il dibattito si  sviluppato soprattutto nel tentativo di
definire i rapporti con l'epoca precedente (il Medioevo) e con
quella seguente (l'Et Moderna), secondo lo schema ermeneutico
della rottura (e  della continuit). Uno schema che si  inserito
sulla traccia gi indicata dagli stessi protagonisti dell'epoca
rinascimentale, alcuni dei quali avvertirono chiaramente che si
era verificata una rottura epocale,  che qualcosa di nuovo era
sorto con loro e che qualcosa era rinato. Essi utilizzarono lo
schema luce-tenebre per indicare la svolta avvenuta. La luce era
la loro epoca; le tenebre il Medioevo. Era un tentativo di
analisi, ma anche una provocazione. .
Su questa traccia il dibattito  andato avanti per secoli, fino ai
nostri giorni. Se a una complessit di situazioni  logico che
corrisponda una diversificazione anche accentuata nelle analisi,
il fatto che molto spesso si sia arrivati a valutazioni tanto
distanti fra loro da sembrare opposte rivela la forza dei
pre-concetti e dei pre-giudizi nel condizionare le opere degli
studiosi. Ci ha reso il dibattito ancora pi interessante.
Lo stesso schema giovanneo (luce-tenebre) fu utilizzato con ancora
maggior forza e risolutezza dagli illuministi. Essi interpretarono
il Rinascimento quasi come un pre-illuminismo, come un momento
storico in cui si era reso evidente lo scontro fra le tenebre
della barbarie medievale e la luce degli umanisti del
Quattrocento, che avevano spostato gli interessi culturali dal
cielo alla terra e avevano liberato l'uomo dall'oppressione
religiosa. (confronta Voltaire, Saggio sui costumi, capitolo CV).
Ma, nello stesso secolo diciottesimo, c'era chi, come Girolamo
Tiraboschi (1731-1794), autore della prima organica Storia della
letteratura italiana, metteva in evidenza un aspetto che la
storiografia successiva ha ampiamente confermato: dietro
all'entusiasmo per gli studia humanitatis, dietro allo splendore
dell'arte ed in contrasto con tutto ci, vi era nell'Italia del
Rinascimento una diffusa miseria sociale e politica, i segni di
una decadenza incombente.
Un posto a parte spetta all'interpretazione degli idealisti
tedeschi. In particolare Hegel diede a quest'epoca un preciso
significato metafisico. Egli inser il Rinascimento nel cammino
dello Spirito, interpretando questo periodo come un significativo
momento del processo della coscienza, pi esattamente come quel
momento della storia in cui lo Spirito ha riacquistato fiducia
nelle proprie forze ed ha avuto il coraggio di porsi di fronte a
se stesso e a Dio, perch sentiva il divino dentro di s.
I romantici tesero a capovolgere il giudizio degli illuministi,
preferendo al Rinascimento il Medioevo, il gotico, lo stretto
rapporto fra l'artista e il popolo e criticando lo spirito
aristocratico e l'astrattezza dell'arte rinascimentale. Tuttavia
anche i romantici non riuscirono a sottrarsi al fascino dei grandi
uomini del Rinascimento, che apparivano in sintonia con il loro
ideale del genio, e alla concezione rinascimentale della natura,
anch'essa vicina alla sensibilit romantica.
Per quanto riguarda la cultura italiana dell'Ottocento, Gioberti e
Rosmini diedero un giudizio negativo sul Rinascimento partendo da
posizioni neoguelfe. Giuseppe Mazzini, invece, pose l'attenzione
sulla situazione politica di quel periodo e giudic i signori del
Quattrocento e del Cinquecento come veri e propri tiranni,
oppressori del popolo italiano. Per lui quei regimi tirannici
erano la causa principale dei mali di cui soffriva l'Italia. In
particolare i signori rinascimentali avevano valorizzato solo le
lites e avevano oppresso il popolo, impedendo che il pensiero si
facesse azione, cio che gli aspetti positivi di quel periodo,
che pur ci furono, potessero dare i loro frutti. Cos il popolo
oppresso manc completamente all'appuntamento della storia. Il
Rinascimento, pur essendo un'epoca di grandi individualit, si
ridusse a una fiammata di breve durata e l'Italia rimase in mano
allo straniero.
Verso la met del diciannovesimo secolo, soprattutto per merito
dello storico francese Jules Michelet, il termine Rinascimento
divent di uso comune per indicare quel radicale cambiamento
avvenuto fra il Medioevo e l'epoca seguente.  Esso venne ad
indicare l'idea di un periodo storico in cui l'uomo si era
distaccato dal passato medievale ed era riuscito ad emanciparsi
dalla Chiesa, dalla metafisica e dalla teologia. Michelet, nella
sua Histoire de France (Storia di Francia, libro nono), sostenne
la tesi che il concetto di Rinascimento era nato in Francia ed
arriv ad accostare lo spirito del Rinascimento a quella volont
di cambiamento che avrebbe poi portato alla Rivoluzione Francese.

G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno secondo/1.
Introduzione.
J. Burckhardt.
Chi invece afferm con forza che il Rinascimento era stato un
fenomeno prima di tutto e soprattutto italiano fu Jacob Burckhardt
(1818-1897). La sua opera Die Kultur der Renaissance in Italien
(La cultura del Rinascimento in Italia, Basilea, 1860) non solo
ha segnato un'epoca, ma  anche un capolavoro della storiografia.
Lo storico svizzero, che si era allontanato dall'influenza
hegeliana, era riuscito anche a prendere le distanze dalla
storiografia progressista allora di moda. Egli si era talmente
immedesimato nell'oggetto del suo studio da convincersi che i
momenti pi significativi della storia, in particolare le grandi
civilt, avessero il potere di rinascere in qualche modo, perch
l'uomo, la cui natura  rimane costante nel tempo, conserva sempre
il desiderio di rivivere i momenti pi belli e significativi della
propria storia, di farli rinascere, di portarli a nuova vita. J.
Burckhardt aveva aderito a quella concezione della storia che era
stata propria degli uomini della Rinascita, i quali avevano amato
appassionatamente il mondo classico fino al punto di volerlo far
rivivere nelle lettere, nell'arte e nella cultura e in ogni
aspetto della vita. Egli cerc di portare a compimento la stessa
impresa nei confronti del mondo rinascimentale.
Il risultato fu veramente eccellente. Molti hanno giudicato la sua
opera come un dipinto, come un'opera d'arte, in sintonia con
quell'amore per l'arte che aveva caratterizzato quell'epoca
affascinante. Egli stesso venne a definire la storia come  una
poesia o una serie di belle composizioni pittoriche. E la sua
opera pu considerarsi l'insieme di  sei bellissimi quadri, tanti
quante sono le parti in cui essa  divisa (Lo Stato come opera
d'arte, Lo svolgimento dell'individualit, Il risveglio
dell'antichit, La scoperta del mondo esteriore e dell'uomo, La
vita sociale e le feste, La morale e la religione).
Per lo storico svizzero il Rinascimento in Italia aveva mostrato
la possibilit che le forze pi vive, l'indipendenza dello
spirito, la creativit, l'amore per la bellezza, il desiderio di
dominio, la fantasia potessero svilupparsi in armonia. E il grado
straordinario di armonia raggiunto nel Rinascimento italiano aveva
permesso a quegli uomini di sentirsi liberi e padroni di s sia di
fronte alla natura, sia di fronte alla societ stessa, sia di
fronte alla fede religiosa come mai in nessuna altra epoca della
storia. Individualit, libert e responsabilit, creativit,
ideale di perfezione, desiderio di grandezza, ricerca dell'armonia
furono le caratteristiche specifiche di questa epoca straordinaria
della storia dell'uomo.
J. Burckhardt ritenne di non poter passare sotto silenzio anche
gli aspetti negativi, dovuti soprattutto all'eccessivo
individualismo. Cos nell'ultima parte dell'opera egli sottoline
la decadenza morale e religiosa di quell'epoca, che aveva voluto
staccarsi radicalmente dal passato e, seguendo un suo ideale di
grandezza terrena, aveva avuto troppa fiducia in se stessa.
Fra i seguaci ed imitatori di Burckhardt si possono annoverare
filosofi importanti come W. K. Ferguson, W. Dilthey (1833-1911) e
Ernst Cassirer (1874-1945).
Un accenno particolare merita Friedrich Nietzsche (1844-1900), che
fu per un certo tempo anche amico personale del grande storico
svizzero.
Nietzsche ci presenta una filosofia della storia, delineata da
epoche buie come il Medioevo e da epoche luminose come il mondo
antico e il Rinascimento. I frutti straordinari di quest'ultima
epoca, che nelle sue maggiori individualit anticip la figura
dell' oltreuomo, non poterono manifestarsi nel tempo, perch
bloccati dall'avvento della Riforma protestante. Per Nietzsche
comunque il Rinascimento rimaneva un esempio inimitabile della
gloriosa lotta contro il Dio-uomo intrapresa dagli uomini
superiori, di cui quel periodo era stato ricco (confronta F.
Nietzsche, L'anticristo, 61). La Riforma reintrodusse le tenebre
del Medioevo ancora per secoli, fino all'Illuminismo.

G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno secondo/1.
Introduzione.
I teorici della continuit.
Intanto gli studi sul Medioevo andavano avanti e man mano che
emergeva la complessit e la ricchezza di quell'epoca diventava
sempre pi difficile sostenere la tesi del Rinascimento come
rottura epocale. Cos nella prima parte di questo secolo cominci
ad affermarsi una storiografia favorevole alla tesi della
continuit.
Johan Huizinga (1872-1945), il grande storico olandese, nell'opera
L'autunno del Medioevo, altro capolavoro storiografico, sostiene
che, se la tesi della rottura epocale  difficilmente sostenibile
per l'Italia, lo  ancora di pi per la Francia e per gli altri
paesi d'Europa, in cui appaiono numerosi e solidi gli elementi di
continuit, a cominciare dalla questione del latino e dei
classici. Quindi il rapporto fra Medioevo e Rinascimento non 
affatto cos facilmente schematizzabile come si era pensato in
passato.
Da parte sua Sofia Vanni Rovighi ha messo in evidenza il fatto che
gi nel Medioevo vi erano state diverse rinascite, in
particolare quella carolingia e quella del Duecento, e che il mito
del mondo classico era vivissimo nella cultura medievale almeno
dall'XI secolo. Altri si sono spinti ad affermare che le idee pi
interessanti del Rinascimento, compresa la centralit
dell'individuo, erano gi presenti nella scolastica medievale.
Inoltre la scolastica con il suo razionalismo dialettico poteva
dirsi ben pi illuminata della cultura rinascimentale, che era
stata pesantemente condizionata dagli studi di magia, alchimia,
astrologia (vedi Quaderno IICapitolo Due, Introduzione).
Fra i sostenitori di una maggiore razionalit presente nella
scolastica medievale nei confronti del pensiero rinascimentale
ricordiamo Marie-Dominique Chenu (1895-1990), grande specialista
di teologia medievale; il noto medievalista tienne Gilson
(1884-1978), che oltre a sottolineare il valore della personalit
nel pensiero di filosofi come S. Tommaso, propose anche esempi di
grandi individualit medioevali (quali emergono, ad esempio, dalla
storia di Abelardo ed Eloisa). Altri ancora hanno opposto la
grandezza dell'arte gotica (arte strettamente legata alla cultura
popolare) al formalismo astratto e aristocratico dell'architettura
rinascimentale, che venne considerata l'espressione tipica di un
periodo di decadenza; non a caso infatti essa avrebbe favorito la
nascita del barocco. .
Altri studiosi, insistendo soprattutto sulle eresie e sulla
spiritualit francescana, hanno sostenuto la tesi della continuit
fra Medioevo e Rinascimento anche sul piano religioso.
Favorevole all'interpretazione continuista fu ad esempio Konrad
Burdach (1859-1936), filosofo e storico della cultura, autore di
una voluminosa opera dal titolo Von Mittelalter zur Reformation
(Dal Medioevo alla Riforma, undici volumi, 1912-1939). In essa
egli sottolinea il significato religioso del termine rinascita,
mettendo in luce le fonti giovannee e paoline e collocando il
Rinascimento vicino alla Riforma protestante, come due aspetti di
uno stesso fenomeno: il desiderio mistico di una grande rinascita,
di una rigenerazione spirituale e di una profonda riforma della
Chiesa e della vita religiosa. Burdach collega poi questa svolta
culturale con le esigenze di rinnovamento che gi erano comparse
nella storia del Medioevo, in particolare nei secoli dodicesimo e
tredicesimo in figure come Gioacchino da Fiore e S. Francesco. Il
desiderio mistico di una renovatio, proprio del cristianesimo
medievale da S. Agostino a S. Francesco, sarebbe stato l' humus su
cui misero radici il Rinascimento italiano ed europeo ed infine
anche la Riforma. A questa visione d'insieme egli aggiunge
l'esigenza di una rigenerazione che si manifest anche nel campo
della politica e ricorda quanto forte fosse stato in Italia
l'ideale  di una rinascita dello Stato romano all'interno di un
sia pur vago sentimento nazionale. Per questo Burdach s'interess
alla figura di Cola di Rienzo, che con i suoi ideali di renovatio
politica  per il filosofo tedesco il pi importante precursore
del Rinascimento, insieme al Petrarca.
Un particolare spazio meritano una serie di studiosi americani,
specialisti del pensiero scientifico, i quali sottolinearono lo
sviluppo delle scienze nel tardo Medioevo e la decadenza delle
stesse nel periodo del Rinascimento. Insistendo sulla crisi, in
questo periodo, di un rapporto scientifico con la realt, al quale
si era preferito un rapporto di tipo magico, essi hanno
contribuito a far spostare la nascita della scienza moderna dal
Rinascimento al periodo della Controriforma.
Sulla scia di questi autorevoli studiosi la storiografia del
nostro secolo ha cominciato a  separare il Rinascimento dall'Et
Moderna, che verrebbe cos a iniziare con la nascita della nuova
scienza nel Seicento. Il dibattito  ancora in corso.

G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno secondo/1.
Introduzione.
P. O. Kristeller ed E. Garin.
Un'ultima grande polemica ha avuto per protagonista P. O.
Kristeller (1905) filosofo americano e autore di numerosi saggi
sui maggiori protagonisti del Rinascimento. Egli ha sostenuto la
tesi che la vera novit di questo periodo riguarda solo le
discipline retorico-letterarie: non si pu attribuire agli uomini
del Rinascimento il merito di aver provocato un rinnovamento del
pensiero, perch essi si preoccuparono solo di sviluppare settori
specifici degli studi e non si interessarono di filosofia se non
indirettamente. I campi in cui gli uomini del Rinascimento
eccelsero furono quelli della grammatica, della retorica, della
poesia, della pedagogia (humanitas latina e paidea greca), mentre
la scienza, allora fortemente condizionata dall'aristotelismo,
ebbe uno spazio limitato. Aristotele continu a dominare questo
campo per tutto il periodo del Rinascimento. Gli elementi nuovi
che emersero dal dibattito culturale del tempo sono da ricercare
soprattutto nelle traduzioni dei commentatori antichi di
Aristotele, come Alessandro d'Afrodisia, che sostituirono in parte
quelli medievali. Kristeller, constatando che le grandi
costruzioni metafisiche della scolastica medievale non furono
sostituite con sistemi filosofici nuovi, concludeva perci con il
giudicare irrilevante l'apporto dato dagli umanisti alla storia
della filosofia.
Questa tesi  stata impugnata da Eugenio Garin, il massimo esperto
italiano sull'argomento, che ha sottolineato sia gli aspetti di
continuit sia quelli di frattura ed  giunto alla conclusione
che, pur nella continuit, il Rinascimento possiede una sua
originalit e specificit che lo rendono diverso sia dal Medioevo
sia dall'Et Moderna. Secondo Garin l'attenzione ai problemi
particolari (lo spirito filologico)  la nuova filosofia, che si
distingue dalla vecchia proprio per il suo carattere non
sistematico, aperto e pragmatico.
In particolare Garin sottolinea il salto di qualit che,
attraverso la filologia, fu compiuto dagli umanisti nel campo
della storia. Essi acquistarono quel senso della storia in grado
di far comprendere loro il tempo che li separava dagli antichi, la
distanza epocale da essi. Cos anche il pensiero di Aristotele
divent qualcosa di umano, collocato in un periodo lontano,
prodotto di una cultura, risultato della riflessione di un uomo. I
barbari (cio i medievali) non si differenziavano dagli uomini del
Rinascimento per non aver conosciuto i classici, ma per non averli
pienamente compresi, perch non erano stati capaci di collocarli
nella loro reale distanza storica. Si capisce il passato perch si
capisce il presente, perch ci si sente diversi, nuovi in
confronto alle epoche che ci hanno  preceduto.
Garin distingue poi fra un primo umanesimo, a cui le residue
libert politiche della tradizione comunale permettevano un
impegno civile a tutto campo, un atteggiamento socratico di grande
curiosit intellettuale, una apertura mentale, un desiderio di
conoscere e di comprendere i fenomeni pi vari e pi strani, ed
infine un impegno politico (fino al Savonarola); e un secondo
umanesimo, che invece risente della riduzione della libert in
spazi ormai molto ristretti, della necessit di doversi adattare
ad una nuova realt politica in cui ai cultori dell' humanitas non
resta pi che la condizione del cortigiano: "dallo spirito
socratico a quello platonico".
Conclusione.
Concludiamo con le parole dello storico americano W. K. Ferguson
con cui abbiamo iniziato questa rassegna che non  certamente
completa: Pesare il pi e il meno presenta un'importanza speciale
quando si tratta della Rinascita; in realt, considerato il suo
carattere transitorio tra due tipi di civilt ben definite, la
civilt propria del Rinascimento mantenne una fluidit
particolare, piena come era di elementi in contrasto fra loro.
